musil

fondazione museo dell’industria e del lavoro “Eugenio Battisti”

Lezioni di lavoro.
Rassegne a partire dai film del Concorso nazionale "Roberto Gavioli"

Cinema per la scuola – Buone pratiche, rassegne e festival



Il progetto

Il Concorso "Roberto Gavioli", intitolato al noto regista e produttore televisivo Roberto Gavioli, intende far conoscere e valorizzare le forme attuali del documentario cinematografico e televisivo italiano dedicato all’industria e al lavoro, con particolare attenzione alle trasformazioni tecnologiche e problematiche della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il livello delle quasi 300 opere pervenute negli anni conferma l'esistenza di un interesse per il mondo del lavoro ben radicato ed espresso in forme mai banali. Precarietà, casi di industrializzazione virtuosa o fallita, dolorose vicende collettive e personali ma anche storie di successo, gestualità e voci di lavoratori e imprenditori, questi sono alcuni degli aspetti presi in esame attraverso registri molto vari, dalla denuncia all'immersione quasi etnografica fino alla sperimentazione artistica.

Da questa pagina le scuole coinvolte possono consultare trailer e sinossi delle opere disponibili, selezionate a partire da 6 temi giudicati di particolare pertinenza per un pubblico scolastico:

Ilformat consiste nella proiezione di alcune opere, accompagnate dal commento di un esperto, in collegamento o in presenza. La rassegna sarà accompagnata da materiali didattici di inquadramento.

Informazioni e contatti

Se vuoi avere ulteriori informazioni o se vuoi portare il progetto nella tua scuola, puoi contattarci inviando un'email a didattica@musilbrescia.it.



Le opere disponibili
  • «La ville engloutie»

    di Anna de Manincor
    XI Edizione (2018)

    Chalon, una città che affonda e si restringe dopo la scomparsa dei cantieri navali e delle grosse industrie sorte lungo il fiume Saône. La storica sede della Kodak è scomparsa senza lasciare traccia, demolita con un’esplosione di dinamite, ma i piloti di peniche parlano ancora dell’acqua del fiume colorata di blu, verde, giallo, come un bagno rivelatore andato a male. Guidati da alcuni abitanti, abbiamo filmato Chalon-sur-Saône come se fosse già sott’acqua, una città tanto concreta quanto immaginaria in cui le terre, le acque e altre specie viventi stanno riconquistando le aree disertate dagli umani.

  • «Fondata sul lavoro»

    di Agnese Cornelio
    XI Edizione (2018)

    Nel primo articolo della costituzione italiana si dice che “l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Ma cosa succede quando I cittadini devono emigrare perché manca il lavoro? Il film ricostruisce quello che resta di una vita di lavoro, come si è iscritta nel corpo e nella memoria. Incontriamo Antonio, Eros, Paola e molti altri: nove immigrati italiani che ricordano e ricostruiscono come in una performance teatrale i gesti e le espressioni del loro passato lavorativo, tra l’umorismo, la poesia seppure nella monotona ripetizione di banali attività. E le loro storie ricostruiscono il momento in cui il lavoro da fisico è diventato immateriale.

  • «Beautiful Things»

    di Giorgio Ferrero e Federico Biasin
    XI Edizione (2018)

    Van è un manutentore di pozzi petroliferi. Lavora nel deserto, all’interno di un grande giacimento in Texas. Danilo è capo macchina su una nave cargo. Vive ogni giorno nel cuore dello scafo dove risiede un mastodontico motore. Andrea è uno scienziato. Ha passato la propria vita tra le formule matematiche e il silenzio delle camere anecoiche. Vito ha trascorso metà della propria vita gestendo slot machine. Oggi è il responsabile di un’immensa fossa di rifiuti in cemento armato. Questi uomini sono inconsapevolmente alla base della sequenza di creazione, trasporto, commercializzazione e distruzione degli oggetti che alimentano la bulimia del nostro stile di vita. Gli oggetti di cui pensiamo di aver bisogno ogni giorno iniziano e finiscono il loro viaggio all’interno di luoghi industriali e scientifici isolati e spettrali. Questi uomini sono monaci all’interno di templi di acciaio e cemento e ripetono ogni giorno nel silenzio e nella solitudine la stessa liturgia meccanica, convivendo con i propri fantasmi. Lei e Lui sono una coppia come tante. Hanno passato la vita ad accumulare oggetti fino a un punto di saturazione. Sono cresciuti nel boom della televisione commerciale, sono la prima generazione a essersi emancipata attraverso Internet. Oggi hanno quarant’anni e sono alla ricerca di una via d’uscita. Lei e Lui siamo noi. E noi non abbiamo mai sentito parlare di loro.

  • «Aperti al pubblico»

    di Silvia Bellotti
    XI Edizione (2018)

    All’Istituto Autonomo per le Case Popolari di Napoli e Provincia lavorano circa cento persone. Ogni martedì e venerdì, quando gli uffici sono aperti al pubblico, gli impiegati ricevono gli utenti che abitano nei 40.000 alloggi che l’Istituto gestisce. Il loro compito primario è quello di ricercare soluzioni pratiche per i problemi dei cittadini e di avviare l’iter burocratico per perseguirle. A volte non è facile trovare procedure adeguate per far fronte alle richieste e nell’ufficio si accendono animate discussioni. Altre volte, invece, i racconti personali e la passione con cui gli utenti perorano la propria causa sono in grado di emozionare anche il più freddo dei funzionari fino a spingerlo, ove possibile, a forzare gli ingranaggi della macchina burocratica. In quei momenti le stanze dell’Istituto diventano un palcoscenico, in cui tutti tentano il tutto per tutto pur di raggiungere i propri scopi e per ottenere un po’ di comprensione.

  • «Per chi vuole sparare»

    di Pierluca Ditano
    X Edizione (2017)
    — 1° Premio

    La dignità della lotta per la sopravvivenza. Una storia di duro lavoro e vita estrema negli spazi del più grande mercato all’aperto in Europa.

  • «Nimble fingers»

    di Parsifal Reparato
    X Edizione (2017)

    Nimble fingers sono le dita delle operaie vietnamite che lavorano nelle fabbriche dei più importanti marchi dell’elettronica mondiale. Bay, una delle migliaia di giovani operaie migranti, proviene da un remoto villaggio Muong sugli altopiani del Vietnam del Nord ed è giunta alla periferia di Hanoi, in un quartiere divenuto uno dei più grandi centri di produzione mondiale. La vita delle operaie si svolge secondo le regole del grande Parco Industriale di Thang Long, un mare di giovani donne scandisce la propria vita al ritmo della produzione della grande industria. Lavoratrici instancabili, impeccabili ed obbedienti raccontano il lavoro in fabbrica con i loro disegni animati. A poco a poco il film rivela la realtà su cui è costruita la grande catena produttiva, emergono le condizioni in cui vivono le giovani operaie, il serrato controllo sul posto di lavoro e le difficoltà ad esso connesse. Dietro la perfettibilità di queste giovani operaie, Bay rivela i sogni e le paure di una ragazza della sua età.

  • «Shadows of Endurance»

    di Diego Scarponi
    IX Edizione (2016)

    Shadows of Endurance è un corto documentario girato in Kentucky a partire dal capolavoro di storia orale di Alessandro Portelli, America Profonda. Il film è al tempo stesso un reportage e un resoconto di viaggio sulla contea di Harlan, ieri segnata dall'alta concentrazione di miniere, oggi dalla disoccupazione e dalla miseria. Nel documentario, le voci registrate da Portelli trent'anni fa si mescolano alle testimonianze di oggi, fornendoci il ritratto di una waste land cruda e desolata, specchio dell'attuale provincia statunitense.

  • «Pesci piccoli»

    di Tommaso Facchin
    IX Edizione (2016)
    — Premio “Salute e Sicurezza sul lavoro”

    A pochi passi dalla stazione centrale di Yongkang (Zhejiang) Huang Caigen – ex operaio vittima di un incidente sul lavoro – ha preso in affitto un garage e lo ha trasformato nella sede di "Small fish", organizzazione non governativa che offre supporto e consulenza legale ai lavoratori della città. I migranti arrivati qui provengono dalle province cinesi più povere, non sono giovanissimi (circa il 60% ha più di 30 anni) e hanno una scarsa formazione sia scolastica che professionale. Per tutti loro la destinazione è la stessa: una delle migliaia di fucine in cui si lavorano i metalli e che hanno fatto della città il maggior centro di produzione e vendita di manufatti in metallo di tutta la Cina. Le condizioni di lavoro sono fra le più scadenti del paese e l'ufficio-casa di Huang e i suoi collaboratori è diventato in pochi anni un punto di riferimento per i migliaia di lavoratori che subiscono infortuni nelle officine della città.

  • «Influx»

    di Luca Vullo
    IX Edizione (2016)

    Influx è un documentario indipendente che punta a raccontare il nuovo flusso migratorio italiano verso una delle metropoli più influenti al mondo, attraverso gli occhi di chi ha scelto di vivere a Londra, che sia per una fase temporanea o a lungo termine. Come stanno gli italiani a Londra? A cosa ambiscono? Londra è solo una città di passaggio o la casa delle loro future famiglie? Perché così tanti Italiani hanno deciso o stanno decidendo di trasferirsi a Londra?

  • «Il successore»

    di Mattia Epifani
    IX Edizione (2016)
    — 1° Premio

    Vito Alfieri Fontana è un ingegnere ed ex proprietario della Tecnovar, azienda pugliese specializzata nella progettazione e nella vendita di mine antiuomo. In seguito a una profonda crisi esistenziale l’ingegner Fontana mette in discussione se stesso, il suo lavoro e i rapporti con la sua famiglia, in particolar modo con il padre, figura tanto carismatica quanto ingombrante. Il peso della successione e delle responsabilità si scontrano così con l’intima esigenza di interrompere la produzione di mine antiuomo. Una domanda lo assilla: quante vittime avrà causato il lavoro della Tecnovar? La risposta a questa domanda assume per l’ingegner Fontana contorni inquietanti, ma è anche il punto di partenza di un viaggio esistenziale dall’Italia verso gli ex teatri di guerra della Bosnia Erzegovina dove ancora oggi squadre di sminatori sono attive nella bonifica dei terreni. Nel conflitto tra dovere e coscienza si muovono i passi di un uomo in cerca di riscatto, seppur consapevole che il bilancio tra bene e male non potrà mai più essere in attivo.

  • «Capo e croce. Le ragioni dei pastori»

    di Marco Antonio Pani e Paolo Carboni
    IX Edizione (2016)

    Nel giugno del 2010 migliaia di pastori provenienti da ogni parte della Sardegna si riuniscono nel Movimento Pastori Sardi per dar luogo a una protesta clamorosa. Durante una lunga estate i pastori invadono porti, aeroporti, strade, inondano le vie del capoluogo Cagliari, occupano il palazzo della Regione per cercare di ottenere dignità e un giusto prezzo per il loro prodotto principale: il latte. Questo film, però, non è la cronaca di quegli eventi, ma un viaggio inedito, attraverso le ragioni dei pastori e la loro realtà quotidiana, alla ricerca delle origini della protesta. "Capo e Croce" racconta una storia di lavoro, giustizia e dignità.

  • «Meno male è lunedì»

    di Filippo Vendemmiati
    VIII Edizione (2015)
    — 2° Premio

    Un gruppo formato da una decina di ex operai metalmeccanici, ora in pensione, viene richiamato al lavoro dalle aziende nelle quali gli stessi sono stati impiegati per tutta una vita. Ma questa volta si troveranno dall'altra parte, saranno presidi ed insegnanti di un’insolita ed originale scuola aziendale che ha aperto la sua linea di produzione all'interno di un carcere. Insegneranno a 13 operai-detenuti il mestiere, lavoreranno con loro per costruire una componente di una macchina per imballaggi ad alto contenuto tecnologico. Il film racconta di un rapporto umano profondo e solidale fondato sulla trasmissione del sapere e di un mestiere che ribalta fino a confondere il rapporto libertà-prigionia. Imparare ad usare la giusta vite diventa metafora della ricostruzione di vite alla deriva. Chi impara di più alla fine e che cosa? Chi esce dal carcere? L'ex operaio, il detenuto o il manufatto?

  • «La bottega di via Valsalva»

    di Mauro Bartoli
    VIII Edizione (2015)

    Il liutaio Primo Contavalli, dal 1919 al 1989 dedica la propria vita alla costruzione di strumenti musicali, specializzandosi in violini e violoncelli che vende in tutto il mondo. Nella sua grande casa bottega si sviluppa un micro universo che coinvolge artigiani, clienti, amici e musicisti. Annota sui quaderni le caratteristiche di ogni strumento che realizza: il legno utilizzato, come suona, se ha voce potente… e ad ognuno dà un nome e assegna un compito: portare all’interno una dedica, perché risuoni nel tempo insieme alla musica. Muovendosi tra polvere e ragnatele e ricordi, il film entra nella storia di un luogo che per oltre un secolo ha risuonato del rumore del lavoro, dei suoni di liuteria, delle chiacchiere delle persone. Un luogo che conserva le tracce evidenti di chi vi ha lavorato e vissuto perché gli oggetti non sanno che Primo se n'è andato.

  • «In cerca di un amico»

    di Karma Gava
    VIII Edizione (2015)

    Indagine sulle agenzie "Nandemoya" di Tokyo, dove si possono noleggiare le persone per molteplici funzioni.

  • «Ex/Out»

    di AA.VV.
    VIII Edizione (2015)
    — 1° Premio

    La finanza attraverso la vita di uomini e donne che appartengono a questo mondo o aspirano ad entrarci. Personaggi che sembrano non aver subito la crisi. Voci che raccontano cos'è la finanza oggi, cos'è stata e cosa sta diventando, ambientate in una Milano svuotata dal traffico e dal rumore, restituita nella forma di una città futura e, forse, ideale.

  • «Eco de femmes»

    di Carlotta Piccinini
    VIII Edizione (2015)
    — 3° Premio

    Le donne che vivono nelle aree rurali del Maghreb rappresentano oltre il 35% della popolazione femminile e svolgono un ruolo chiave nell'agricoltura, costituendo circa l'80% della manodopera. Quasi tutto il lavoro agricolo è frutto dunque della loro fatica, ma i guadagni sono lontani dall'essere equiparabili agli sforzi compiuti. Il nostro scopo, quindi, è fare in modo che la ricchezza prodotta dalle donne finisca nelle loro mani.

  • «Cargo»

    di Vincenzo Mineo
    VIII Edizione (2015)

    Il documentario "Cargo" vuole rendere testimonianza non solo del lavoro svolto a bordo da ufficiali e marinai, ma vuole anche sentire le loro storie, le loro solitudini e i momenti di aggregazione, il tempo libero e i contatti con la terraferma. Tutto questo per far conoscere il piacere e le difficoltà di un lavoro svolto sul mare, su una nave che diventa anch’essa protagonista, un’isola in movimento vissuta da una eterogenea comunità-equipaggio in isola-mento, con le sue gerarchie e i suoi equilibri, con i suoi sogni e i suoi desideri.

  • «Buongiorno Taranto»

    di Paolo Pisanelli
    VII Edizione (2014)
    — 1° Premio & Premio “Salute e Sicurezza sul lavoro”

    Tensioni e passioni di una città immersa in una nuvola di smog, una città intossicata ad un livello insostenibile. Aria, terra e acqua sono avvelenati dall’inquinamento industriale, all’ombra del più grande stabilimento siderurgico d’Europa, costruito in mezzo alle case e inaugurato quasi cinquant’anni fa. Le rabbie e i sogni degli abitanti sono raccontati dalla cronaca di una radio web nomade e coinvolgente, un cine-occhio digitale che scandisce il ritmo del film e insegue gli eventi che accadono ai confini della realtà, tra rumori alienanti, odori irrespirabili e improvvise rivelazioni delle bellezze del territorio.

  • «Brasimone»

    di Riccardo Palladino
    VII Edizione (2014)

    Come si narra nelle antiche leggende c'è sempre un mostro ad agitare le acque di un lago. Chi lo considera una minaccia lo tiene a distanza, chi invece ci intravede un'opportunità comincia a conviverci. Attorno alle splendide acque montane del lago di Brasimone, nell'Appennino sopra Bologna, la piccola Sharon vive in un ambiente, in cui l'incantevole natura e la fantascientifica industrializzazione si sono incontrati in un inconsapevole e ambizioso sogno. La vita di montagna, le stagioni e le vicende della storia recente italiana, ruotano attorno alla costruzione di una centrale nucleare, mai entrata in funzione, per ora, dove si studia per un reattore di quarta generazione.

  • «Piccola Terra»

    di Michele Trentini e Marco Romano
    VI Edizione (2013)
    — 1° Premio

    Valstagna, Canale di Brenta, Valsugana, provincia di Vicenza: su piccoli "fazzoletti di terra" un tempo coltivati a tabacco si gioca il destino in controtendenza di personaggi diversi, impegnati nel dare nuova vita ad un paesaggio terrazzato per lo più in stato di abbandono. C'è chi rimane aggrappato con ostinazione e orgoglio all'antico podere di famiglia, chi lascia il posto di operaio presso una cava per ritrovare se stesso, chi venendo dal mondo urbano decide di prendersi cura di campi e muri a secco grazie ad un innovativo progetto di adozione, e chi originario del Marocco, sposato con una ceca, gestisce una pizzeria coltivando il sogno dell'integrazione per i propri figli senza dimenticare gli amati sapori e i profumi della propria infanzia. Il film vuole essere un messaggio di speranza per montagne marginali, un racconto sul valore universale del legame con la terra, che prescinde da interessi economici, impedimenti politici, steccati culturali. Il "mondo dei vinti" degli anni Sessanta, immortalato dal regista Giuseppe Taffarel, qui riproposto per meglio decifrare il presente, oggi è una montagna che torna a vivere.

  • «Il turno»

    di Pietro De Tilla, Elvio Manuzzi e Tommaso Perfetti
    V Edizione (2012)

    Valle Camonica. Mentre a Cedegolo, in bassa valle, un dipendente della società di forniture elettriche svolge le proprie mansioni quotidiane, in alta montagna, sulla diga del Lago d’Arno i suoi colleghi, guardiani della diga, aspettano il cambio del turno che arriverà in elicottero. I luoghi in cui i protagonisti si trovano quotidianamente, le “case” che abitano, influenzano, nella loro diversità, lo stile di vita di ciascuno. Da una parte la relazione è intessuta di parole e gesti affettuosi, dall’altra in una scansione quasi ieratica di azioni minute il paesaggio si fonde con l’agire umano.

  • «I morti di Alos»

    di Daniele Atzeni
    V Edizione (2012)
    — 2° Premio

    Antonio Gairo è l‟unico sopravvissuto a una terribile sciagura che nel 1964 colpì Alos, un paese del centro Sardegna ora divenuto un tetro villaggio fantasma. Ritrovata all‟improvviso la memoria perduta da tempo, l‟uomo racconta la vita del paese prima del fatidico avvenimento e ricostruisce con incredibile lucidità le circostanze che condussero alla tragedia. Ibrido fra finzione e documentario, cinema e letteratura, il film narra, attraverso un ampio uso di filmati di repertorio, il fatale passo verso la “modernità” compiuto da una piccola comunità di pastori degli anni „50, mescolando la classica iconografia della Sardegna arcaica con le atmosfere e le suggestioni tipiche del genere gotico.

  • «Dreamwork China»

    di Tommaso Facchin e Ivan Franceschini
    V Edizione (2012)
    — 1° Premio

    Dreamwork China è un progetto che nasce per dare un volto e una voce ai lavoratori migranti cinesi di nuova generazione. Fra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, gli autori hanno viaggiato a Shenzhen e nella zona del Delta del Fiume delle Perle, dove hanno incontrato migranti, attivisti e organizzazioni della società civile che si occupano della promozione dei diritti sul lavoro. Da questo viaggio sono nati una serie di ritratti fotografici e un documentario in cui questi giovani lavoratori parlano di se stessi, raccontando la vita quotidiana, le aspettative, le lotte per i diritti e, soprattutto, i sogni di una nuova generazione di lavoratori nella fabbrica del mondo.

  • «Il capo»

    di Yuri Ancarani
    IV Edizione (2011)
    — Premio Speciale della Giuria

    Monte Bettogli, Carrara: nelle cave di marmo uomini e macchine scavano la montagna. Il Capo controlla, coordina e conduce cavatori e mezzi pesanti utilizzando un linguaggio fatto solo di gesti e di segni. Dirigendo la sua orchestra pericolosa e sublime, affacciata sugli strapiombi e i picchi delle Apuane, il Capo agisce in un rumore assoluto, che si fa paradossale silenzio.

  • «PrecariEtà»

    di Alessandra Marolla
    IV Edizione (2011)
    — 1° Premio

    Un intreccio di riflessioni sulla precarietà lavorativa attraverso linguaggi differenti: le voci delle persone che vivono, oramai da anni, la precarietà come unica condizione possibile; il teatro narrazione, che ci restituisce uno sguardo ironico e amaro su questa realtà; le immagini d’archivio che ci invitano ripercorrere la memoria - storica e sociale - della quale siamo figli e infine i disegni che ci permettono il coraggio di continuare a credere in noi stessi, nei nostri sogni. La precarietà qui è raccontata come comune denominatore di vite differenti per età, carattere, estrazione sociale, culturale, etnica e che condividono una condizione d’esistenza.

  • «Il richiamo del Klondike»

    di Paola Rosà e Antonio Senter
    III Edizione (2010)
    — 1° Premio

    Seguendo il diario scritto da Silvio Boldrini nel 1898 durante la corsa all’oro del Klondike, il geologo Sandro Frizzi viaggia come ogni estate da Vancouver a Dawson City, nello Yukon, estremo nordovest del Canada. Nella cittadina dove nessuno chiude a chiave la porta di casa, incontra i suoi compagni di squadra per una nuova stagione di “prospecting” lungo i torrenti del Klondike a caccia d’oro: c’è Ljubo, lo scrittore serbo, cercatore d’oro da trent’anni, c’è Max, il ragazzo russo che studia filosofia a Vancouver, e c’è Tim, il geologo canadese anche pastore anglicano. La storia parallela si muove tra passato e presente grazie a foto d’epoca e a interviste sul campo, tra disavventure raccontate nel diario di fine Ottocento e moderne difficoltà in un territorio aspro e inospitale, dove vige la legge della solidarietà. Non è cambiato molto, a Dawson City e lungo il Bonanza creek e l’Eldorado: per ottenere una “claim” dove partire con le ricerche basta firmare un pezzo di carta e giurare sulla Bibbia all’ufficio minerario, e per ricavare pagliuzze e pepite le tecniche di filtraggio e “clean up” sono rimaste le stesse. E uguale è l’energia che anche nel 2009 muove quelli che seguono il richiamo del Klondike.

  • «Workers. Rotte della globalizzazione»

    di Tommaso d’Elia
    III Edizione (2010)
    — 2° Premio

    La sicurezza è il nostro motto. Questa scritta campeggia all'ingresso del porto di Alang (Gujarat) che con i suoi 127 cantieri è il più grande bacino del mondo per lo smantellamento delle navi. Qui, ogni giorno, 80.000 lavoratori scarnificano le carcasse metalliche d’immensi natanti. Spesso a mani nude, senza l'ausilio di alcun presidio sanitario. Le navi che arrivano qui contengono sostanze tossiche e radioattive nonostante i divieti. La mortalità è altissima, circa 300 decessi l’anno. Il viaggio tra i workers indiani inizia qui e prosegue tra i lavoratori del cotone in Gujarat, tra i contadini del Bengala costretti a vendere le proprie terre alle multinazionali occidentali. Intervengono tra gli altri Mahasweta Devi, scrittrice, Satya Sagar, giornalista, Payal Parek, scienziata.

  • «La classe docente va in paradiso»

    di Valentina Giordano
    II Edizione (2009)
    — 1° Premio

    Il documentario racconta la difficoltà di quattro giovani precari nell’inserimento nel sistema scuola, a Milano. Tra interviste di denuncia e dichiarazioni di bambini di volere una scuola che conceda il diritto di studiare per tutti, i loro sacrifici si trasformano in un vero e proprio impegno civile e in lotta per una meta che, probabilmente, raggiungeranno solo dopo anni.

  • «Mi piaceva lavorare. Un bergamino racconta»

    di Michael Grabek
    II Edizione (2009)
    — 2° Premio

    “Mi Piaceva Lavorare, un bergamino racconta”, è un’intervista ad un bergamino cremonese, Gianfranco Azzali meglio noto come Micio, che descrive, dal suo punto di vista, l’evoluzione del lavoro in senso stretto, nel corso degli ultimi 50 anni.

  • «Rimini Lampedusa Italia»

    di Marco Bertozzi
    I Edizione (2008)
    — 2° Premio ex aequo

    Rimini Lampedusa Italia è un documentario sulla comunità di pescatori lampedusani residenti a Rimini. Franco, il primo, è arrivato al nord ormai quarant’anni fa. La città era in piena espansione, legata ai miti e ai riti della vacanza di massa (queste parti sono illustrate con film di repertorio). Poco a poco, altri compaesani lo hanno raggiunto: sono arrivati anche Agostino e suo nipote Michele, soci del peschereccio “De Arpa” e poi Giovanni, Giacomo, Pino e tanti pescatori di altri paesi del Mediterraneo.

  • «Dallo zolfo al carbone»

    di Luca Vullo
    I Edizione (2008)
    — 2° Premio ex aequo

    Dallo Zolfo al Carbone è un documentario sul fenomeno migratorio derivato dal Patto italo-belga del 1946, che portò all’emigrazione obbligata di migliaia di minatori e contadini siciliani diretti alle miniere di carbone del Belgio. Un ritratto storico-sociale che Luca Vullo traccia ripercorrendo i momenti salienti che condussero milioni di giovani siciliani alla schiavitù: mancanza di lavoro, problema dell’emigrazione, sfruttamento, assenza di sicurezza sul lavoro, l’integrazione e perdita d’identità.