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Motore asincrono del Tecnomasio Italiano Brown Boveri (primi anni Venti) con reostato di avviamento addossato, tipo protetto.
Dall'alto:

motore elettrico asincrono trifase da 420 CV di produzione Ansaldo;

motore elettrodiesel d'emergenza, "modello 208 Ansaldo" del 1948.
Motore elettrico asincrono di media potenza del Tecnomasio Italiano Brown Boveri di Milano.





Sotto,
caldaia per "locomobile" a tubi di fumo, metà del XIX secolo.
Motore asincrono di 2.000/4.000 HP a 100 giri utilizzato per accoppiamento a laminatoio (anni Venti).
In Italia la diffusione dei motori a vapore fu fortemente ostacolata dalla mancanza di carbone – sul cui prezzo incideva molto il costo del trasporto – e ciò condizionò la
produzione industriale di caldaie e locomotive.
La prima espansione della rete ferroviaria
dopo l'Unità d'Italia (1861) fu accompa-
gnata dall'importazione dall'estero del
grosso delle motrici. Per un raffronto
    si consideri che nel 1914, in Italia, solo
         il 29% della potenza motrice installata
           era azionata da motori a vapore, contro
              il 91% della Gran Bretagna.
     La soluzione fu trovata con i motori elettrici,
  che per altro si affermarono in tutto il mondo. Ad es-
   empio, negli  Stati Uniti dal 1899 al 1939 la quota di
   motori  elettrici  sul  totale  della  potenza  meccanica
     passò dal 4,8 all'85%. Nel caso italiano solo la disponibilità di forza motrice elettrica rese possibile la diffusione dell'industrializzazione. Il grado di elettrificazione dell'industria italiana era altissimo: alla vigilia della grande crisi del '29 i motori elettrici coprivano l'86% del fabbisogno dell'industria tessile ed il 96% di quella meccanica.