Storia

Il musil - museo dell'industria e del lavoro di Brescia è un progetto promosso inizialmente dalla Fondazione Luigi Micheletti, attraverso una lunga gestazione iniziata dagli anni Ottanta e perseguita con le prime collezioni all'inizio degli anni Novanta del Novecento (il primo reperto è stato acquisito da Luigi Micheletti il 5 settembre 1989). Oggi nei depositi del museo sono stoccate ed immagazzinate oltre 2.000 tra macchine, apparecchiature, strumentazioni e vari oggetti della civiltà industriale che occupano complessivamente circa 2.000 metri quadrati di superficie coperta a magazzino. Si tratta di reperti che coprono principalmente i settori cinematografico e televisivo, metalmeccanico, tessile, conciario, tipografico, oltre ad alcuni importanti cimeli dell'industria italiana. Tutto il materiale è inventariato, fotografato e consultabile su supporto informatico. Di notevole rilievo è anche il patrimonio di beni mobili pre-industriali (circa 1.000 reperti) facenti capo al Museo del ferro della Fondazione Civiltà Bresciana, che nel 1998 ha dato vita assieme alla Fondazione Luigi Micheletti all'Associazione Museo dell'Industria e del Lavoro.

Un primo passo importante per la realizzazione del Museo si ebbe con la realizzazione dello Studio di Fattibilità, realizzato nel 2000 per conto della Regione Lombardia. Nel 2001 il Comune di Brescia, accogliendo una proposta avanzata dalla Fondazione Luigi Micheletti già alla fine degli anni ’80, destina l’ex stabilimento Tempini a sede centrale del Museo. L’11 marzo 2005 viene quindi siglato l’Accordo di Programma per la realizzazione del Museo dell’Industria e del Lavoro “Eugenio Battisti”, risultato di un complesso iter procedurale, e ancor prima degli anni di lavoro destinati alla costituzione delle collezioni del Museo.

Strategico è il recupero come sede principale del museo di un importante complesso architettonico della Brescia industriale novecentesca di oltre 16.000 mq, secondo le volontà manifestate in sede di Accordo di Programma. Per le dimensioni e la collocazione urbanistica, il progetto del museo è condiviso da tutti i partner coinvolti in quanto essenziale ai fini della riqualificazione di un’area a ridosso del centro storico, che prevede l’insediamento di residenze di pregio e attività economiche di richiamo. Non si tratta di un museo-presidio di derelict land, ma di un museo-catalizzatore essenziale per marcare la qualità dell’area e attrarre altre funzioni di eccellenza. Tale prospettiva ha ricevuto ulteriore conferma e validazione dal progetto vincitore del bando di concorso internazionale (architetti Klaus Schuwerk e Jan Kleihues).


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